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Ho cercato di nutrirmi di poesia e di alcool, di sesso e di droga, di lascività e dissolutezza.
Vorrei essere un giovane Foscolo, vorrei, come lui, poter scrivere per duecentonovantacinque endecasillabi sciolti senza avere un attimo di esitazione, senza fermarmi e cancellare ad ogni sillaba.
Forse è il gusto, forse è l’ardore a fare di noi devoti degli eletti.
Forse però gli eletti, quelli veri, sono altri, altri che non hanno un cazzo a spartire con me, piccolo e superficiale discepolo di una religione a sè.
Se fossi tanto forte e intelligente e viva come mi sforzo di fare credere che sia di certo non cercherei di affogare tutti i miei cazzosissimi problemi esistenziali.
E a volte ci riesco, ad affogarli.
E poi mi sveglio, ed è solo dopo qualche ora che realizzo.
Non ho risolto i miei perchè, ho solo annebbiato il mio cervello con qualche goccia d’alcool di troppo.
O qualche grammo di troppo, o qualche tiro di troppo.
Ti credevo come me, poi ho capito.
La differenza, quella vera, macroscopica è solo una.
Io non sto a queste condizioni.
Io devo vivere tutto, devo provare tutto e non faccio caso al rispetto umano, ai comandamenti cristiani o alle convenzioni sociali.
Non me ne frega un cazzo se sei donna o uomo, se sei bahaista o shintoista o islamica, non me ne frega un cazzo se vorresti ma non puoi.
Sarebbe più apprezzabile non volere che non potere.
Sarebbe più apprezzabile riuscire a fare a meno di te e della tua bocca tutta menzogne.
Sarebbe ancora meglio riuscire a non volere.
Intanto si leva la luna
e le ruote della mia bici
filano dritte nell’aria sognante.